1. LidOdissea | Compagnia Berardi Casolari

    LidOdissea è una drammaturgia originale, che prosegue e approfondisce la riflessione sulla società contemporanea già attuata nelle opere precedenti della compagnia. Il lavoro risponde al desiderio di indagare il senso di inquietudine che, come uno spettro, aleggia sull’uomo contemporaneo immerso nella società che lo circonda, e sull’inadeguatezza che il confronto con essa produce in lui.

  2. ANCHE IN CASA SI POSSONO PROVARE EMOZIONI FORTI | Caterina Filograno

    In questo spettacolo, Caterina Filograno utilizza la propria
    storia familiare - di stampo matriarcale - per indagare il peso dell’ereditarietà sulle scelte di vita. Esplorando il confine tra intimità
    e rappresentazione, confessione e finzione, l’autrice si domanda: quanto la famiglia d’origine ha il potere di influenzare l’agire personale?
    In scena, più generazioni di donne abitano la casa come un labirinto dell’inconscio: la Grande Madre, la Sorella, la Figlia.

  3. Il Golem_ Jacopo Gassmann

    A mio avviso, Il Golem è forse l’opera più importante che Juan Mayorga abbia scritto in questi anni duri, complessi, per molti versi imperscrutabili.
    È un testo a sua volta straordinariamente denso, enigmatico e stratificato.
    Mayorga me lo ha spedito e rispedito più volte nel corso del tempo

  4. Il Paese del Vento_ Akroama

    I sogni di ragazza di Grazia Deledda e il suo giovanile amore per Gabriele, fantasma che la perseguita fino alle soglie del matrimonio con un altro uomo, sono all'origine di questo romanzo squisitamente autobiografico e fortemente introspettivo, scritto nel 1931. Dietro il nome di Gabriele, si nasconde una figura reale, quella di Stanis Manca, brillante giornalista di cui la scrittrice si innamorò con tutta l'ingenuità e l'entusiasmo dei suoi giovani anni. Stanis Manca fu subito incuriosito da questa ragazza. La volle conoscere e nell'estate del 1891 si recò a Nuoro a trovarla.

  5. L'angelo della storia | Sotterraneo

    Nel suo ultimo lavoro il filosofo Walter Benjamin descrive un angelo che vola con lo sguardo rivolto al passato, dando le spalle al futuro: le macerie di edifici e ideologie si accumulano davanti ai suoi occhi [strumenti musicali in fondo all’oceano, radar malfunzionanti, balene spiaggiate] e l’angelo vorrebbe fermarsi a ricomporre i detriti [neonati morti, statue in Antartide, conigli fluorescenti], ma una tempesta gonfia le sue ali e lo trascina inesorabilmente in avanti [danze isteriche di massa, paracaduti inceppati, gatti milionari]: questa tempesta è ciò che chiamiamo progresso.