Invisibilmente: il teatro e il suo doppio in scena al Teatro Massimo

 

Dopo aver presentato all’interno di Øscena festival di Cada die teatro e Sardegna teatro la performance C’ero anch’io, la Compagnia Menoventi porta in scena al Teatro Massimo Invisibilmente uno spettacolo dove si gioca tutto sul confine fra il teatro e il suo “doppio”, ovvero la realtà: due maschere occupano ripetutamente il palcoscenico, rimandando ogni volta l’inizio di uno spettacolo che forse è già cominciato.

Invisibilmente andrà in scena martedì 1 novembre alle ore 21.00.

Costo del biglietto intero 7€ ridotto 5€ (promozione speciale 3€ per chi ha partecipato alla performance C'ero anch'io.

1 novembre Teatro Massimo sala M2
INVISIBILMENTE
Finalista del Premio Vertigine 2010
Di Consuelo Battiston, Gianni Farina, Alessandro Miele,
Con Consuelo Battiston e Alessandro Miele
Regia di Gianni Farina
Produzione Menoventi/ERT/E-production

Volevamo fare uno spettacolo sul giudizio universale.
Abbiamo speso tempo ed energie per capire in quale categoria di dannati inserire i nostri protagonisti, concludendo che per essere esemplari della nostra razza il loro destino non potrà essere che quello degli ignavi senza peccato.
Abbiamo poi trovato il reagente dell’intreccio: una rivelazione mal compresa che porta al delirio. Abbiamo intuito financo una possibile forma di Ermes, messaggero della rivelazione. Ma non è tutto: c’era un’idea per dare forma all’invisibile che mugghia sotto di noi e pure la relativa reazione dei nostri antieroi al mistico incontro! Insomma, si trattava di un capolavoro in grado di sondare la reazione dell’umanità posta sotto analisi ed in attesa di relativo giudizio; la consapevolezza dell’essere osservati e di avere un dito enorme puntato contro; la sensazione concreta di un’autorità superiore che sceglie proprio noi, ramo secco nell’evoluzione della vita su questo pianeta. Il tutto reso attraverso equilibrati effetti speciali ed una manciata di ottimi attori. Però ci serviva un elefante e la produzione si è ostinata a non volerlo acquistare. Quindi abbiamo fatto un’altra cosa.

Compagnia Menoventi

Per Menoventi il tessuto della realtà e le sue infinite increspature sono materia di lavoro, luogo denso in cui agire l’attore e i suoi strumenti. -20 sono i gradi del “termometro alla rovescia” che scandisce la sua ricerca: un percorso che avanza per sottrazione, rubando al pubblico tutto ciò che possiede per sentirsi al sicuro nel buio della sala. Il lavoro della compagnia faentina, nata nel 2004 dall’incontro tra Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele, si muove in questa direzione, attraversando i confini della rappresentazione, abitando radicalmente il teatro fino a traboccare fuori dalla sua cornice. L’esordio con In festa (2005) segna già la vocazione di Menoventi all’indagine sulla percezione della realtà, che in questo caso si svolge nella messa in scena di un’attesa senza fine, ambientata nella cucina dove una coppia aspetta invano gli ospiti per la cena, mentre giungono doni imprevisti e frammenti di corpi a far visita. Il vero senso di ogni ricerca sta nel suo movimento incessante: ogni spettacolo diventa per lo spettatore una lente deformante sul mondo, uno strumento in grado di mettere in discussione ogni relazione tra le cose, e primo fra tutti il patto finzionale che intercorre tra scena e platea. Ma è in Semiramis (2008) che la ricerca sui possibili livelli che si aprono tra realtà e finzione entra nel lavoro, generando un monologo stratificato, di cui Consuelo Battiston porta con grande abilità il carattere surreale e spaesante. La figura della regina assira, passata attraverso il barocco di Calderón de la Barca, diventa qui il punto d’intersezione fra l’ambiguità del potere e quella della rappresentazione. InvisibilMente (2008) si gioca tutto sul confine fra il teatro e il suo “doppio”, ovvero la realtà: due maschere occupano ripetutamente il palcoscenico, rimandando ogni volta l’inizio di uno spettacolo che forse è già cominciato, mentre invisibili pensieri si rivelano sullo schermo alle loro spalle, sprofondando lo svelamento nella rappresentazione di sé stesso. In Postilla (2009) un solo spettatore alla volta è invitato a vendere la propria anima al diavolo per assistere a uno spettacolo di cui poi diventerà protagonista, in un gioco di piani a incastro, che nel 2011 è diventato calembour sonoro nel radiodramma Il contratto. Con gli ultimi lavori i Menoventi sembrano introdursi sempre di più nel fondo di labirintiche questioni. L’uomo della sabbia (2011), tratto dall’omonimo racconto di E.T.A. Hoffmann è un’autentica fabbrica di illusioni: come di fronte a un’incisione di Escher, è lo sguardo dello spettatore che deve spostarsi, scomporsi e reinventarsi continuamente. Gli appigli familiari vengono celati o trasformati, mentre in trasparenza emergono i confini dentro i quali ogni prospettiva è costretta, le cornici nelle cornici in cui precipita all’infinito la nostra percezione della realtà. Concepito per Santarcangelo 41, Perdere la faccia (2011) è un lavoro realizzato con la complicità di Daniele Ciprì e si rivela come radicale indagine sul potere della menzogna.

 

 

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