Motus |  Frankenstein (history of hate) 

mercoledì 3 e giovedì 4 giugno, ore 21 | Sa Manifattura

 

Tutto era quiete e gioia, tutto all’infuori di me;
io, come Lucifero, portavo in me l’inferno;

e poiché nulla amavo, sentivo il desiderio di sradicare gli alberi,
di spargere all’intorno sterminio e distruzione
e di sedermi poi a gioire fra le rovine

Frankenstein, Mary Shelley


Con il movimento conclusivo del progetto Frankenstein estendiamo la “mappatura dell’orrore” partorita dalla mente della giovanissima Mary Shelley, per spostare il fuoco sul momento in cui la creatura inizia a percepirsi irrevocabilmente esclusa dalla beatitudine apparente degli umani, che la rifiutano solo per il suo aspetto non conforme. Un “film performato” così l’abbiamo chiamato – dove i livelli narrativi si mescolano in maniera caleidoscopica e tutto è in stridente relazione con l’oggi. Captain Walton e la fantasmatica sorella Margaret/Mary – Walton/Wollstonecraft – Seville/ Shelley non abitano i ghiacci polari ma un pianeta arido e apocalittico, negli ultimi giorni della nostra malandata umanità, fra incendi boschivi, echi di guerre genocide e droni assassini. Un film estremo, drammatico e folle ambientato fra gli “ecomostri” calabresi e spiagge accecate dal sole. Protagonista di questo lavoro è anche il mare, che brilla all’alba e si incupisce al tramonto e risucchia, sputa, i corpi estenuati della creatura e il dottor Frankenstein nel loro disperato inseguimento. Una composizione che va ancor più ad amplificare il gioco di scatole cinesi con cui Mary W. Shelley ha raccontato la storia d’odio – e tenerezza radicale – della creatura, che “continuerà a esistere perché non ha mai vissuto”.

 

ideazione e regia di_ Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
con_Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu, Enrico Casagrande
in video_ Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou
drammaturgia_ Daniela Nicolò
ricerca e collaborazione drammaturgica_ Ilenia Caleo
riprese e montaggio video per la scena_Vladimir Bertozzi
ambienti sonori_ Demetrio Cecchitelli
scena e costumi_ Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
direzione tecnica e fonica_ Martina Ciavatta
disegno luci_e video Simona Gallo
tecnico video_ Theo Longuemare
produzione_Motus
con_Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Snaporazverein (CH) e Romaeuropa Festival
residenze artistiche_AMAT & Comune di Fabriano, Sardegna Teatro e IRA institute


durata_60’

Video promo

 

 

Motus |  Frankenstein (history of hate) 

mercoledì 3 e giovedì 4 giugno, ore 21 | Sa Manifattura

 

Tutto era quiete e gioia, tutto all’infuori di me;
io, come Lucifero, portavo in me l’inferno;

e poiché nulla amavo, sentivo il desiderio di sradicare gli alberi,
di spargere all’intorno sterminio e distruzione
e di sedermi poi a gioire fra le rovine

Frankenstein, Mary Shelley


Con il movimento conclusivo del progetto Frankenstein estendiamo la “mappatura dell’orrore” partorita dalla mente della giovanissima Mary Shelley, per spostare il fuoco sul momento in cui la creatura inizia a percepirsi irrevocabilmente esclusa dalla beatitudine apparente degli umani, che la rifiutano solo per il suo aspetto non conforme. Un “film performato” così l’abbiamo chiamato – dove i livelli narrativi si mescolano in maniera caleidoscopica e tutto è in stridente relazione con l’oggi. Captain Walton e la fantasmatica sorella Margaret/Mary – Walton/Wollstonecraft – Seville/ Shelley non abitano i ghiacci polari ma un pianeta arido e apocalittico, negli ultimi giorni della nostra malandata umanità, fra incendi boschivi, echi di guerre genocide e droni assassini. Un film estremo, drammatico e folle ambientato fra gli “ecomostri” calabresi e spiagge accecate dal sole. Protagonista di questo lavoro è anche il mare, che brilla all’alba e si incupisce al tramonto e risucchia, sputa, i corpi estenuati della creatura e il dottor Frankenstein nel loro disperato inseguimento. Una composizione che va ancor più ad amplificare il gioco di scatole cinesi con cui Mary W. Shelley ha raccontato la storia d’odio – e tenerezza radicale – della creatura, che “continuerà a esistere perché non ha mai vissuto”.

 

ideazione e regia di_ Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
con_Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu, Enrico Casagrande
in video_ Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou
drammaturgia_ Daniela Nicolò
ricerca e collaborazione drammaturgica_ Ilenia Caleo
riprese e montaggio video per la scena_Vladimir Bertozzi
ambienti sonori_ Demetrio Cecchitelli
scena e costumi_ Daniela Nicolò & Enrico Casagrande
direzione tecnica e fonica_ Martina Ciavatta
disegno luci_e video Simona Gallo
tecnico video_ Theo Longuemare
produzione_Motus
con_Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Snaporazverein (CH) e Romaeuropa Festival
residenze artistiche_AMAT & Comune di Fabriano, Sardegna Teatro e IRA institute


durata_60’

Video promo